Chi è l’omicida seriale? E qual è il profilo psicologico di killer che – italiani o americani – hanno caratteristiche comuni?

Il mondo dei serial killer ha sempre affascinato la pubblica opinione. Questo grazie anche ai film e alle serie televisive che hanno avuto come protagonisti gli omicidi seriali.

In molti film e serie Tv su crimine e giustizia vediamo alcuni dei più famosi serial killer americani in azione: cerchiamo di capire chi siano gli assassini seriali, quali caratteristiche psicologiche abbia un omicida che ammazza più persone.

Meno diffusa, invece, la pratica di raccontare i serial killer italiani più famosi. Perché anche l’Italia, dagli Anni Settanta come negli Usa, ha avuto decine di assassini seriali.

Vogliamo qui tracciare – ricorrendo agli studi di Psicologia Investigativa – il profilo psicologico dei serial killer.

Vogliamo cercare di capire quale sia la personalità dell’omicida seriale. Qual è movente che sta dietro l’uccidere più persone secondo un certo piano d’attacco.

Che vita fanno i serial killer? Anche questo è un argomento che qui affrontiamo,

Cosa provano e come si sentono gli assassini seriali? E quali sono le fasi psicologiche attraverso cui passa un serial killer.

Senza trascurare anche la figura della vittime; e il modo in cui l’omicida seriale le sceglie, le seduce e le controlla per poi togliere loro la vita.

Serial killer - omicida seriale - serial killer americani e italiani - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media - photo Francesco Ungaro-min

Lo studio dei serial killer

È con il caso definito dalla stampa Jack the Ripper (Jack lo squartatore) che alla fine dell‘800 in Inghilterra si comincia a definire la figura dell’omicida seriale.

Il caso è noto: in un arco di tempo di poco più di due mesi, vennero massacrate cinque prostitute, presumibilmente dalla stessa persona, che non venne mai identificata.

Ma è solo dagli Anni Settanta del Novecento in poi che questo fenomeno diventa evidente, passando da qualche decina di casi all’anno a circa 600 crimini.

Le scienze criminologiche e il mondo delle investigazioni iniziano a occuparsene solo a partire dagli Anni Ottanta.

Il termine serial killer ha una storia relativamente recente.

È James Reinhardt, nel libro Sex Perversion and Sex Crimes (1957), ad utilizzare per primo la definizione di chain killer per indicare l’assassino che lascia dietro di sé, appunto, una «catena» di omicidi.

Serial killer: cos’è un assassino seriale

Per parlare di assassino seriale è necessario che il soggetto mostri una chiara volontà di uccidere. Anche se poi gli omicidi non si compiono e le vittime sopravvivono, l’elemento centrale è la “ripetitività dell’azione omicidiaria“.

Nel 1966, John Brophy, uno studioso inglese, identifica lo stesso fenomeno con il termine serial murderer.

Nel 1988 il National Institute of Justice statunitense elabora una prima descrizione di ciò che, in concreto, si intende per omicidio seriale: l’uccisione di una serie di due o più soggetti, delitti separati e commessi generalmente, ma non sempre, da un unico autore.

I crimini possono essere attuati con un intervallo di tempo che varia da poche ore sino a molti anni.

La maggiore presenza di assassini seriali si registra nei paesi industrializzati.

Gli Stati Uniti da soli raccolgono oltre il 60% della casistica mondiale dei serial killer, seguono la Gran Bretagna e l’Italia, con poco più del 5% dei casi, Vengono poi la Francia, la Germania e la Russia, con percentuali variabili dal 2,5 al 3%.

Presenti e attivi soprattutto nelle aree metropolitane, gli assassini seriali sono, nel 90% dei casi, di sesso maschile, e prediligono l’uso di armi da fuoco.

Tuttavia, ogni volta che la componente di sadismo sessuale è prevalente, l’assassino uccide con modalità che permettono un contatto con il corpo della vittima: accoltellano, strangolano, annegano, percuotono.

Dove ad agire è una donna, lo strumento di morte preferito è il veleno.

La serialità omicida è pressoché sempre interetnica: quasi mai un assassino di colore sceglie le sue vittime tra soggetti di etnia bianca e viceversa. 

Serial killer - omicida seriale - stile di vita del serial killer - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media - photo Optical Nomad-min

Serial killer italiani: oltre 40 quelli catturati

Anche in Italia l’incremento di omicidi seriali si registra a partire dagli Anni Settanta.

Dal 1975 a oggi sono stati identificati e catturati poco più di quaranta assassini seriali, responsabili della morte di oltre duecento persone.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, oltre due terzi dei casi si registrano nel Nord del paese.

Un vivace dibattito è tuttora aperto sul numero di serial killer attivi e non ancora riconosciuti.

Alcuni ricercatori lo stimano fra i trenta e i cinquanta; gli investigatori delle unità specializzate ritengono non superi la decina. Quest’ultima ipotesi appare probabilmente più fondata.

Il movente dell’azione dei serial killer va ricercato non tanto in un guadagno immediatamente identificabile, quanto nella gratificazione di un bisogno psicologico profondo dell’assassino seriale.

Con alcuni di loro non si riesce mai a capire perché hanno uccis. E’ inspiegabile, si sa che è una sorta di “bisogno”: è dentro di loro la necessità di rendere concrete e vive le loro fantasie interne.

Omicida seriali: analisi delle cause

La maggior parte dei serial killer presenta dei problemi nella sfera sessuale.

È proprio la modalità di attuarsi della pulsione sessuale che è importante conoscere ed approfondire in relazione all’argomento degli assassini seriali.

Proprio la pulsione sessuale, nelle sue infinite sfaccettature, è ciò che caratterizza la condotta di molti serial killer.

Questi soggetti, spesso, esternano la loro aggressività nella sfera sessuale.

Gli assassini seriali sono caratterizzati dal fatto di avere una sessualità piuttosto precoce.

Spesso, la precocità è provocata da una condizione di abuso o da una vera e propria violenza sessuale da parte dei genitori o di altri adulti, con i quali il bambino viene a contatto.

In uno studio condotto dall’FBI, il 42% degli assassini seriali esaminati hanno subito un abuso fisico durante il periodo evolutivo (R. Ressler 1992).

Suo malgrado, quindi, il futuro assassino seriale viene fatto entrare forzatamente nel mondo sessuale degli adulti.

Da quel momento, i suoi pensieri e le sue azioni saranno permeate dalla sessualità, così da diventare a sua volta un soggetto che abusa.

Si evidenzia inoltre che il 46% del campione di serial killer studiato proveniva da famiglie nelle quali c’erano problemi riguardanti la sessualità.

I crimini seriali a sfondo sessuale hanno origine da una forte attività fantastica.

Col variare delle fantasie spesso aumenta il grado di violenza. Le fantasie sono elaborate; ed includono scenari dettagliati che comprendono specifici metodi di cattura e controllo della vittima.

Non solo: nella mente del serial killer vi sono programmi di locazioni e istruzioni che devono venite eseguite; inoltre sequenze di atti sessuali e risposte desiderate e attese dalla vittima. Spesso includono più vittime e a volte un partner.

L’atto si può consumare con un partner consenziente o pagato. Il partner consenziente diviene vittima quando il limite stabilito viene superato; o quando l’atto porta danno grave o morte.

Serial killer - omicida seriale - visual killer - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media - photo Koke Mayayo-min

Fantasie degli assassini seriali e ruolo delle vittime

Facendo riferimento ad uno studio dell’FBI relativo al serial killer, Füllgrabe (1992) analizza la dinamica relativa all’insorgenza di fantasie sadiche.

Prima dei 18 anni, secondo lo studio, il 56% dei criminali fantasticava di commettere uno stupro, ma appena il 40% di loro aveva subito a sua volta abusi sessuali in età giovanile.

Su questo punto l’FBI (1985) sostiene: Tali fantasie sono estremamente violente e spaziano dallo stupro alla mutilazione, fino ad arrivare alla tortura o all’omicidio. Si tratta di fantasie che vanno al di là dei normali desideri sessuali, volti al conseguimento del piacere”.

Ciò che contraddistingue, in età infantile, i serial killer è l’estremo egocentrismo delle loro fantasie negative, di natura aggressivo-sessuale (Burgess et al., 1986).

Nelle fantasie criminali, un ruolo fondamentale è svolto dalla morte e dall’omicidio poiché “la morte è un esempio di estremo controllo” (Burgess et al., 1986). E dà sensazioni di essere al sicuro con un enorme potere.

Ogni serial killer, prima o poi, giunge ad un punto tale che le semplici fantasie non sono più sufficienti a garantire il senso di sicurezza e protezione desiderato.

Nasce così il desiderio di metterle in pratica, quelle fantasie. È così che di norma si apre la serie omicida.

Il serial killer strazia ed uccide perché vede nella vittima l’origine dei propri mali (Pallanca, 1994).

Il processo passa attraverso tre fasi:

  • Autoprotezione: il bambino rifiuta di vivere la propria angoscia, nasconde i suoi sentimenti, si isola;
  • Rimozione: le angosce vengono trasferite nell’inconscio, dove giacciono dimenticate, ma attivissime;
  • Proiezione: si addossa ad altri la colpa della propria angoscia

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La “vita normale” di un serial killer

I serial Killer, in apparenza, non si distinguono da qualsiasi altro individuo per ciò che concerne abitudini, comportamenti, aspetto.

Molti conducono una vita normale, tale da rendere assai complessa e difficile la loro identificazione e cattura.

Spesso hanno una famiglia, una vita sociale rispettabile, un lavoro regolare, tutte caratteristiche che li rendono a detta dei vicini e conoscenti “insospettabili”.

In realtà, l’approfondimento delle loro storie di vita evidenzia spesso la coincidenza di traumi drammatici, quali abbandoni, maltrattamenti, sevizie ripetute e abusi infantili, .

Sono eventi che che hanno reso i futuri assassini seriali tanto fragili, da indurli a provare la più compiuta sensazione di piacere, efficacia personale e stima di sé, solo attraverso l’omicidio ripetuto.

L’omicidio ripetuto attuato dal serial killer è apprezzato in quanto atto che implica il totale controllo della vita altrui e della propria.

Le cause non sono subito riconoscibili, molte anche rimangono sconosciute.

A volte l’assenza di cause “visibili” o note nell’immediato porta a credere che i serial killer siano affetti da una patologia psichiatrica.

La patologia psichiatrica è presente invece solo in una piccola percentuale.

Serial killer - omicida seriale - fasi del serial killer - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media - photo Yosep Surahman-min

Le cause degli omicidi seriali

Possiamo raggruppare le cause dell’omicidio seriale in tre diversi gruppi:

  • cause su base biologica: nel XIX secolo si credeva all’esistenza di un “organo cerebrale ferino” situato nella regione temporo-parietale destra, responsabile della “irresistibile pulsione a uccidere”. Norris (1988) ha studiato molti serial killer e ha individuato 23 alterazioni genetiche e 22 sintomi di danno neurologico;
  • causa psicodinamica: in questo ambito troviamo diverse teorie;
  • causa sociologica: alcuni autori, seguendo la piramide dei bisogni di Maslow (1954), sostengono che gli uomini cercano (e quindi uccidono) per il cibo, poi per la casa, quindi per la gratificazione emotiva-sessuale; e infine avvertono il bisogno del successo nella società.

Sempre in ambito sociologico, alcuni studiosi hanno cercato gli elementi criminogenetici nell’ambiente sociale di nascita; o legati alla teoria della sovrappopolazione.

L’efferatezza che caratterizza spesso i delitti dei serial killer, viene a trovare senso nella struttura narcisistica del soggetto: l’altro è solo un oggetto, ed in quanto tale può essere vissuto solo in funzione della gratificazione, che spesso coincide con le fantasie inconsce e pulsionali.

Anche in questi casi l’onnipotenza, l’aggressività e la svalutazione dell’altro dominano l’attività psichica dell’omicida seriale (Kernberg 1975).

Spesso le dinamiche implicate nel narcisimo patologico possono costituire il background personale. Oppure, in alcuni casi, la causa principale e la spinta motivazionale primaria che porta il soggetto a compiere un’azione delittuosa.

Diversi autori che si sono occupati dell’omicidio seriale, hanno sottolineato l’importanza delle esperienze traumatiche subite dal serial killer in ambito sia familiare che extrafamiliare, durante l’infanzia e l’adolescenza.

Molti sostengono che la frantumazione o la mancata formazione del “legame di attaccamento”, può avere effetti importanti nel riconoscimento e gestione delle emozioni in tutte le fasi della vita. In particolare per quanto riguarda l’incapacità di provare empatia, affetto o rimorso per un altro essere umano.

Le esperienze violente compromettono anche la capacità di sperimentare relazioni significative con gli altri, che divengono, nell’età adulta, solo degli “oggetti”.

Motivazioni degli assassini seriali

È fondamentale, nel serial killer, il bisogno/desiderio del controllo totale e assoluto su di un essere vivente come manifestazione della propria potenza.

Ciò è talmente importante che spesso la morte della vittima costituisce un evento antieconomico nella ricerca di piacere.

Si spiega in questo modo il racconto di coloro , vittime, sono riusciti a sopravvivere a un assassino proprio aderendo allo schema di comportamento proposto dall’aggressore: uno schema di pieno asservimento alla sua fantasia di controllo totale. 

Le torture e le umiliazioni che il serial killer attua rappresentano poi il tentativo di disumanizzare, spersonalizzare la vittima.

È durante l’aggressione, la degradazione, la tortura, che le fantasie legate all’originario trauma infantile trovano spazio e si traducono in atti di violenza.

Le motivazioni che spingono il serial killer ad uccidere, non sono quasi mai conseguenza di un evento specifico e contestualizzato, ma in prevalenza collegate a fantasie sadiche.

Possono trascorrere anche dieci o vent’anni fra gli eventi traumatici subiti dal futuro serial killer e il comportamento omicidiario

Si tratta di un periodo durante il quale il futuro omicida seriale si è del tutto dissociato dal trauma, lo ha rimosso e confinato al di fuori dell’area di consapevolezza.

Nei casi di assassino di massa (mass murder) e di assassino compulsivo (spree killer), il fattore scatenante può essere riconducibile ad un episodio di fallimento personale, oppure a tensioni eccessive (anche di origine biologica, come un tumore cerebrale).

La dissociazione ha permesso al futuro omicida di mantenere un sufficiente controllo della realtà e un accettabile inserimento nel mondo sociale.

Quando poi interviene un fattore scatenante, un trauma che anche simbolicamente riconduce al passato, un’umiliazione, un abbandono, ecco che qualcosa muta.

La drammaticità dell’esperienza infantile riprende il sopravvento, minaccia di travolgere un equilibrio psichico esile e precario, di annientare.

È necessario fronteggiare l’angoscia, il panico, l’insopportabile sensazione di completa vulnerabilità: occorre agire, per riprendere il controllo, per ristabilire una continuità.

Uccidere diviene un mezzo per dominare paure inesprimibili.

Il primo delitto può non essere pienamente progettato e costruito con precisione: l’assassino è allora maldestro, forse la morte della vittima non è nemmeno ricercata consapevolmente.

La sensazione di onnipotenza, tuttavia, è inesprimibile. Non è più possibile rinunciarvi, per l’omicida.

Serial killer - omicida seriale - scelta delle vittime del serial killer - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media - photo Jake Melara-min

La tipologia di vittime del serial killer

Le vittime del serial killer, sono in prevalenza persone estranee.

Vengono scelte soprattutto per il sesso (nel 65% dei casi sono donne), per la professione (soprattutto prostitute), per l’età (bambini). Oppure per altri elementi che rivestono un’inconscia importanza psicologica per l’omicida (Holmes e De Burger 1988). 

L’assassino seriale agisce sempre in modo determinato, spesso lucido. Quasi sempre seleziona prima la vittima. Sovente dispone di una buona capacità organizzativa e di autocontrollo.

Schema criminale dei serial killer: dalla fantasia all’omicidio

Nel 1988 Norris affronta il problema dei serial killer da un punto di vista bio-sociologico, sostenendo che l’omicidio è una dipendenza da uno specifico schema criminale, una sorta di rituale che ben presto diviene lo schema di vita del killer.

Ogni assassino seriale ha incorporato l’atto omicida in un rituale psicologico.

In questo rituale, la vittima scelta, il modus operandi, la firma, le torture, l’atto di morte, e la disposizione del cadavere sono tutti aspetti di un medesimo schema criminale.

Dal momento in cui passa dalla fantasia alla pratica e cioè, dopo aver provato piacere nel dare la morte, non riesce più a fermare l’istinto, da qui la ripetitività dell’omicidio.

Questo schema che il killer segue in modo compulsivo può essere riassunto in un modello a fasi.

La prima è la Fase Aurorale: può durare da pochi giorni ad interi mesi. E’ una sorta di stato allucinatorio in cui il killer sogna ad occhi aperti e diviene progressivamente sempre meno sensibile agli stimoli esterni.

Questa fase si manifesta molto spesso, in una sorta di momento dominato dalla fantasia, in cui il soggetto passa tutto il tempo a fantasticare sugli omicidi, sugli atti violenti.

È un mondo diverso rispetto alla vita normale, è il “mondo del killer”, un mondo fatto di atti compulsivi, dominato dalla fantasia violenta, in cui non esistono regole e ruoli da rispettare, ma solo i bisogni istintuali da soddisfare, senza mediazione e senza controllo.

C’è poi la Fase del Puntamento: Nel momento in cui il killer è entrato nella fase aurorale, mosso dalla fantasia, inizia l’ingresso nella seconda fase, quella della ricerca di una nuova vittima. Ogni killer ha la sua vittima ideale.

Questa fase non è una ricerca casuale di una vittima, ma una ricerca compulsiva e cosciente del target vittimologico preferito dal killer.

Questa fase, che può durare anche molto tempo, porta il soggetto in uno stato di frenesia, attenzione eccessiva e paranoia.

In questa fase rientra la ricerca della vittima, e l’attività dello stalking, in cui la vittima è seguita in ogni suo movimento, finché il killer non riterrà sia arrivato il momento “giusto” per attaccare.

Fase della Seduzione: la maggior parte dei serial killer attacca le proprie vittime conquistando la loro confidenza; e attirandole in una trappola.

Non mancano, tuttavia, i casi in cui il killer agisce attraverso un blitz improvviso e di forza che immobilizza la vittima. Tuttavia, molto più spesso tra la vittima e il killer esiste un momento di interazione che può andare da pochi secondi ad intere ore.

I serial killer sono selettivi nella scelta delle vittime, che in linea di massima sono avvicinate solo quando l’omicida seriale è convinto di trovarsi in una posizione favorevole.

Non è raro che le future vittime siano ingannate dal fascino del killer, dalla loro capacità di relazionarsi e manipolare il prossimo.

La vittime sono tratte in errore dalla credibilità delle storie inventate dal serial killer, le quali servono ad abbassare le difese naturali che ognuno utilizza quando si rapporta ad uno sconosciuto.

C’è quindi la Fase della Cattura: rappresenta la fase intermedia tra la fase della seduzione e quella successiva dell’omicidio.

La fase della cattura della vittima, da parte dell’assassino seriale, rispecchia il modus operandi, e cioè la tecnica scelta dal killer per porre di fatto la vittima nelle proprie mani.

Se la fase della seduzione serviva ad avvicinare la vittima e a tranquillizzarla, questa fase della cattura scatta quando il precedente risultato è stato raggiunto.

La cattura si realizza, pertanto, quando la vittima è stata attirata nella trappola e il killer sa che la vittima non ha più vie di scampo.

Il modo in cui questa cattura avviene differisce da soggetto a soggetto. La modalità di cattura fa parte della fantasia violenta del serial killer, e segue dunque uno schema personale.

Vi è quindi la Fase dell’Omicidio: L’omicidio è il culmine della fase di eccitazione provata dal killer.

L’atto dell’uccidere è il momento in cui il serial killer trionfa, domina, denigra un altro essere umano.

E’ il momento in cui sono raggiunti gli obiettivi che il criminale si prefiggeva attraverso la commissione del crimine: potere, dominio, orgasmo, soddisfazione, rilassamento dalla tensione, denigrazione dei suoi simili, vendetta.

Ecco quindi, dopo l’omicidio, la Fase Totemica: Dopo l’omicidio la fase di eccitazione svanisce molto presto, facendo scivolare il killer in una nuova fase depressiva.

Per tale motivo alcuni killer rubano oggetti appartenenti alle vittime, oppure oggetti che si trovavano sulla scena del crimine.

Spesso, per lo stesso motivo, il killer preferisce asportare una parte del corpo della vittima e portarlo via con sé, in modo da preservare quanto più possibile il senso di trionfo.

In questa fase la vittima è trasformata da una creatura simbolica a simbolico trofeo. E’ un trofeo che l’omicida spera gli possa trasmettere per sempre quel senso di potere e trionfo provato al momento dell’omicidio.

Infine, vi è la Fase Depressiva del serial killer. La maggior parte degli assassini seriali catturati ha confessato che attraverso gli omicidi non è riuscita a raggiungere quella pace interiore che ricercava.

Anzi, molti dei serial killer riferiscono di un sentimento di vuoto e smarrimento subito dopo gli omicidi.

La ragione di tutto ciò sta nel fatto che l’omicidio è solo la ritualizzazione di una fantasia.

Una volta che la vittima è stata uccisa, la fantasia del killer si perde, la vittima non riesce più a rappresentare quello che il killer pensava potesse rappresentare per sempre.

L’assassino seriale non riesce, come sperato, a cancellare il passato, e ciò perché il killer si odia molto di più di quanto possa odiare le sue vittime.

L’omicida seriale non è riuscito a riaffermare la fiducia in se stesso. Non è neppure riuscito a raggiungere quel senso di adeguatezza che non ha mai provato.

Serial killer - omicida seriale - profilo psicologico del serial killer - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media - photo Koke Mayayo-min

Nonostante l’omicidio, il serial killer non ha ripreso il controllo sulla sua vita. Anzi, attraverso la tortura di una vittima indifesa non solo non ha esorcizzato i vecchi fantasmi, ma ha risvegliato sentimenti rimossi.

Nell’uccidere la vittima senza difese, il serial killer ha riportato in superficie sentimenti rimossi che egli ha provato quando si è trovato, durante l’infanzia e l’adolescenza, nella posizione della vittima indifesa.

A questo punto il serial killer cade in una fase di grande depressione.

Come affronta e gestisce la depressione l’omicida seriale, nella fase successiva all’atto omicidiario? Tenta di tenere a bada la depressione con la fantasia, con il ricordo dei suoi trionfi di morte, che gli servono per mantenere ancora un minimo di controllo sulla sua vita.

Quel ricordo dei trionfi di morte, quella fantasia che usa per superare la depressione, immettono il serial killer di nuovo all’inizio della prima fase – la fase aurorale.

L’assassino seriale è allora pronto per un nuova fase aurorale e compulsiva che lo riporterà all’omicidio, come osserva lo studioso Norris (1988).

Abbiamo così visto chi è il serial killer. Quali caratteristiche possiede un omicida seriale; quanti sono stati, negli Stati Uniti e in Italia e in altre parti del mondo, gli assassini.

Abbiamo visto anche le motivazioni che conducono all’uccidere in modo seriale. E abbiamo esaminato le fasi attraverso cui passa un serial killer.

Cos’è un serial killer, qual è il suo profilo psicologico – sia per i killer americani che per quelli italiani – e quali sono le caratteristiche comuni sono argomenti che interessano la pubblica opinione.

Sui più famosi serial killer americani abbiamo assistito a molti film, alcuni anche di grande spessore e pressa sul pubblico, come Il silenzio degli innocenti.

Sui più noti serial killer italiani abbiamo potuto leggere, sui giornali, le cronache delle azioni omicidiarie e i resoconto dei processi penali.

Qui ho voluto tracciare un profilo psicologico – seguendo gli studi più autorevoli – del serial killer. Per spiegare chi sia, come agisca e quali siano le peculiarità dell’assassino seriale.

Laura Baccaro
@laura_baccaro
www.laurabaccaro.it

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