Milena Sutter, la ricostruzione dell’affondamento in mare della vittima non sta in piedi

Vi è un Grande Narratore che racconta la sua storia sul (presunto) sequestro e (presunto) omicidio di Milena Sutter, a Genova, giovedì 6 maggio 1971.

Una serie di elementi mi fa pensare che vi sia stato anche un “assistente alla sceneggiatura”. Un co-autore abile nel costruire storie. Uno storyteller, insomma.

Il Grande Narratore è il giudice istruttore, Bruno Noli.

A lui hanno attinto i giornali, dal 1972 a oggi, nel presentare la vicenda di Milena Sutter e di Lorenzo Bozano, l’unico indagato e l’unico imputato del caso.

Al giudice Noli hanno attinto, a piene mani, i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Genova, che nel maggio del 1975 condannano Bozano all’ergastolo.

Non so se abbia ragione il giudice istruttore Noli – fine e preparatissimo inquirente – nel considerare Lorenzo Bozano colpevole.

Non essendo un innocentista, non mi sento di affermare di sicuro che il rinvio a giudizio di Bozano, nel maggio del 1972, sia stato un errore.

L’analisi che il giudice Noli fa della vittima, Milena Sutter, è peraltro molto acuta.

Alcuni passaggi della sua sentenza sono magistrali e rivelano un grande acume. Quella competenza che è stata sempre riconosciuta al giudice Noli.

Vi è però un passaggio fondamentale in cui il giudice Noli non ha ragione: cosa accadde e come tutto accadde fra la presunta ora della morte di Milena Sutter (le ore 18 del 6 maggio 1971) e il tempo dell’affondamento in mare del suo giovanissimo corpo senza vita (la notte che porta al 7 maggio).

Cold Case - Medicina Legale - Sequestro e omicidio Milena Sutter - 1971

Milena Sutter, cosa accadde secondo il giudice istruttore

Nella sentenza con cui rinvia a giudizio Lorenzo Bozano, il giudice istruttore Noli scrive: “Sappiamo pertanto che Milena è stata praticamente uccisa dopo la sua scomparsa, avvenuta alle ore 17 del 6 maggio 1971″.

Poi aggiunge: “E’ stata uccisa con un’azione violenta ed improvvisa di afferramento al collo. II suo cadavere è stato subito dopo soppresso, mediante ‘affondamento’ in mare, la notte stessa, congruamente zavorrato”.

“Solo dopo l’uccisione e la soppressione del cadavere il responsabile ha telefonato alla famiglia chiedendo il riscatto”, scrive ancora il giudice istruttore. “E fornendo contestualmente le prove della disponibilità fisica della vittima”.

Sulle prove della disponibilità fisica della vittima, il giudice fa riferimento al messaggio telefonico giunto alla villa dei Sutter la mattina del 7 maggio 1971: “Se volete Milena viva cinquanta milioni prima aiuola corso Italia”.

“II delitto è stato compiuto con modalità assolutamente anomale, quali l’immediata uccisione della vittima e soppressione del suo cadavere prima ancora della richiesta di riscatto. E con una concentrazione massima dell’azione criminosa: circostanze tutte eccezionali nei casi di sequestro per estorsione”, sottolinea il giudice istruttore.

Sull’ora e le cause della morte di Milena Sutter sappiamo che la perizia medico-legale dei professori Franchini e Chiozza non ha fondamento scientifico.

Il lavoro dei due periti, infatti, è scrupoloso – anche se non completo – nella parte descrittiva dello stato del corpo. Mentre è fallace nell’individuare come, quando e perché la ragazzina è morta.

Sulla telefonata del “rapitore”, nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, scritto con la criminologa Laura Baccaro, ho messo in evidenza i dubbi. E ho contestato la ricostruzione.

Il tema delle due telefonate (non una soltanto) del presunto rapitore, giunte alla famiglia di Milena la mattina del 7 maggio 1971, viene trattato in un lavoro di ricerca di Graziana Solano, con tutti i dubbi del caso.

Quello che qui mi interessa evidenziare è la ricostruzione che il giudice istruttore fa dell’affondamento in mare del corpo senza vita della vittima.

Scrive il giudice Bruno Noli che il cadavere della vittima fu “affondato in mare quella stessa notte tra il 6 ed il 7 maggio”.

E aggiunge che “il trasporto in mare e l’affondamento presumibilmente
impegnava già l’esecutore nelle prime ore di quella notte del 6 maggio”.

All’affondamento del cadavere si provvide subito, la notte stessa che seguì la morte”, afferma il giudice Noli.

“D’altronde, essendo Milena certamente morta il pomeriggio del 6 maggio, sarebbe illogico pensare che se ne fosse procrastinata, oltre la notte, la soppressione del cadavere“, sostiene il responsabile dell’istruttoria sul Caso Sutter.

Cold Case - Medicina Legale - Milena Sutter - Cause della Morte

La notte fra il 6 e 7 maggio 1971: cosa non può essere accaduto

Il giudice istruttore – sulla base della perizia medico-legale di Franchini e Chiozza – fissa fra le 17.30 e le ore 18 la morte di Milena, per una mano omicida individuata in quella di Lorenzo Bozano.

Lo stesso Bozano, secondo la ricostruzione del giudice Noli, ha messo il corpo di Milena nel bagagliaio della spider rossa. Ed è andato sul Monte Fasce, per cercare di sotterrarlo.

Già il fatto che un subacqueo, a Genova, scelga di seppellire un corpo in montagna anziché in mare è quanto meno strano.

Che poi lo faccia dovendo scavare nel pietrisco, è ancor più strano.

Che poi lo scavo lo faccia un giovane, Bozano, considerato uno che non aveva voglia di lavorare e sulle mani del quale non sono rinvenuti calli di alcun genere, è un’ipotesi che non ha fondamento alcuno.

Bozano, stando al giudice istruttore, arriva sul Monte Fasce, vuole seppellire il corpo della vittima. Poi vi rinuncia.

Bozano ridiscende a Genova, ancora con il corpo della vittima nel bagagliaio, secondo il giudice istruttore. Sono circa le 20.

Alle 22 di giovedì 6 maggio sappiamo che Lorenzo Bozano va a trovare il padre, Paolo Bozano, che sta guardando la Tv, per chiedergli dei soldi.

In quel momento, il corpo di Milena Sutter è nel bagagliaio della spider oppure occultato in qualche nascondiglio. Così la pensa il giudice istruttore Noli.

Quello che ci interessa è che il corpo è in una posizione fisica diversa da quella che potrebbe assumere stando in mare.

Quando un corpo muore, si formano le “lividure cadaveriche” (le “ipostasi”) là dove il sangue, che non circola più, si depone. E si depone nelle zone declivi, per la forza di gravità.

Le ipostasi, ci dicono i testi di Medicina Legale, indicano la posizione del corpo.

Si fissano, in via definitiva, dopo 10-12 ore. La variazione temporale è in funzione delle cause del decesso e della conseguente liquidità del sangue.

Prima di fissarsi, le ipostasi possono, infatti, migrare se il corpo viene messo in una posizione differente.

Un esempio è il caso di una persona che si toglie la vita impiccandosi.

Se i famigliari, trovato il corpo, lo distendono supino su una superficie piana abbiamo due possibilità:

  • le lividure cadaveriche (ipostasi) si collocano nella parte posteriore del corpo, là dove il sangue va a depositarsi, a condizione che lo spostamento avvenga prima che siano trascorse almeno 10-12 ore dal decesso della persona;
  • le lividure cadaveriche restano alla base dei piedi, indicando che il corpo era in posizione eretta al momento del decesso per impiccagione, se il corpo viene spostato a distanza di almeno 10-12 ore dal decesso

Se le ipostasi, che ci indicano la posizione del corpo nel post-mortem, si fissano dopo 10-12 ore, come indicano gli studi di Medicina Legale, abbiamo un dato inconfutabile.

Nel caso in cui la vittima  sia stata gettata in mare prima di 10-12 ore dalla morte, sul suo corpo vi debbono essere lividure cadaveriche compatibili con la posizione del corpo in acqua.

Un corpo in acqua di solito assume una posizione prona. Nel caso della vittima di questo caso, il corpo viene trovato in posizione supina.

In questa vicenda, senza che – per rispetto della vittima – entri nei dettagli, la perizia medico-legale di Franchini e Chiozza ci dice che il corpo fu gettato in mare con le ipostasi già fissate.

Le ipostasi, stando alla perizia su questo caso, ci dicono che la vittima rimase, senza vita, a lungo (12 ore o, forse, molte di più) in posizione supina su un piano e in un ambiente temperato.

Milena-Sutter-Rapimento-e-omicidio-Lavoro-Genova-6-maggio-1971 -

Gli orari del giudice istruttore sulla notte fra 6 e 7 maggio 1971

Il giudice istruttore, Bruno Noli, afferma che Milena Sutter fu gettata in acqua, senza vita, con il favore delle tenebre, nella notte fra il 6 e il 7 maggio 1971.

Facciamo, allora, un po’ di calcoli.

Se Bozano è l’autore del delitto e ha fatto quanto gli viene imputato dal giudice istruttore – e quanto poi gli viene addebitato con la condanna del 1975 – ha avuto 6 ore e 30 minuti di tempo.

Sei ore e 30 minuti per portare il corpo della vittima dal nascondiglio dove si trovava (spider, garage o altro luogo) a una località a est del porto di Genova.

A est del centro di Genova perché è ad est che verrà trovato due settimane dopo.

Da quella località, Bozano avrebbe dovuto portare il corpo al largo a nuoto – stando al giudice istruttore – e gettarlo in mare senza rischiare di essere visto.

Perché Bozano ha un tempo massimo di sei ore e 30 minuti?

Perché, da una parte, abbiamo questo dato: alle ore 22, il giovane Lorenzo va a chiedere dei soldi al padre Paolo Bozano.

Invece, dall’altra parte, sappiamo che alle 4.30 del mattino del 7 maggio, a Genova, la notte è già finita da un po’.

E, specie sul mare, non si gode più dell’oscurità per scaricare il corpo dalla spider e affondarlo al largo.

Il “crepuscolo civile”, il mattino del 7 maggio 1971, a Genova, ha avuto inizio alle ore 4.30. Ora solare. Nel maggio del 1971 l’ora legale entrerà in vigore alla mezzanotte del 23 maggio.

Quali le condizioni di luce alle ore 4.30 del mattino? Il crepuscolo civile ha inizio quando il cielo è ormai ben chiaro e gli oggetti possono essere visti a distanza anche senza illuminazione artificiale.

Siamo insomma in piena visibilità, specie in mare dove non vi sono ostacoli di tipo naturale come alberi o edifici.

Si possono spegnere le luci artificiali e gli oggetti sono bene distinguibili nella luce naturale.

Alle ore 5.03 ha poi inizio il “crepuscolo ufficiale”.

Se prendiamo in considerazione il “crepuscolo nautico” del mattino, a Genova, il 7 maggio 1971, ha avuto inizio addirittura alle ore 3.51. Ora solare.

Con il crepuscolo nautico vi è un inizio di visibilità, perché la notte è già finita. Ma non siamo ancora in piena luce.

E’ possibile essere notati da qualcuno. Non si ha il favore della notte e delle tenebre.

Quella notte, poi, vi era una “mezza luna” che poteva illuminare la superficie marina.

Questo crepuscolo è chiamato “nautico” perché permette di vedere la linea dell’orizzonte ma nello stesso tempo anche le stelle.

Il poter vedere sia la linea dell’orizzonte che le stelle, consente così a chi naviga di calcolare la posizione della nave in mare (sulla carta nautica) con uno strumento chiamato “sestante”.

Vi è anche il “crepuscolo astronomico”, che al mattino viene prima del nautico, ma qui siamo ancora con una prevalenza di oscurità. Per cui ci si può muovere in mare senza essere notati.

Possiamo così affermare che il 7 maggio, a Genova, Lorenzo Bozano avrebbe avuto il favore della notte sino alle ore 3.51.

Alle 4.30, in ogni caso, Bozano sarebbe stato pienamente visibile in mare mentre – stando al racconto del giudice istruttore – dotato di tuta da subacqueo portava al largo il corpo della vittima.

Dove sia avvenuta l’immersione del corpo di Milena Sutter in mare non è dato saperlo.

E’ possibile, ma è solo una ipotesi, che l’operazione sia avvenuta nella zona di Nervi, a est quindi di Genova.

Milena Sutter - Genova - 1971 - la ricostruzione del sequestro e omicidio - giudice istruttore - blog IlBiondino.org - Agenzia Corte&Media

L’affondamento in mare e i segni sul corpo della vittima

Non è quindi possibile che Lorenzo Bozano (o chi altri) possa avere gettato in mare il corpo di Milena Sutter “nel corso della notte” – come sostiene il giudice istruttore – quindi con il favore delle tenebre.

A meno che non chiamiamo “notte” il “crepuscolo”; così come è stata chiamata “bambina” – manipolando le parole – una ragazzina di 13 anni.

L’elemento che smentisce quanto scrive il giudice Noli, e viene fatto proprio in sede di Corte d’Assise d’Appello, è la discrepanza fra l’oscurità in cui l’affondamento in mare sarebbe avvenuto e le ipostasi.

Ci vogliono 10-12 ore perché le ipostasi si fissino.

Lorenzo Bozano, secondo il giudice istruttore, rientra a Genova dal Monte Fasce – con il corpo della vittima nel bagagliaio della sua spider – intorno alle ore 20.

Possiamo, con più precisione, affermare che il rientro di Bozano in una zona di Genova dove custodire il corpo di Milena Sutter (il garage di Villa Bozano o un edificio poco distante) non può essere avvenuto prima delle 20.15.

Secondo il giudice istruttore, Bozano sarebbe stato visto da una testimone, sul Monte Fasce, alle ore 19.30.

E’ allora fondato ritenere che Bozano, se la ricostruzione giudiziaria è vera, abbia collocato la vittima in un nascondiglio non prima delle ore 20.30.

Alle ore 22 del 6 maggio è con il padre Paolo, a Villa Bozano.

Bozano tiene – sostiene il giudice istruttore – il corpo di Milena in un nascondiglio (spider o locale che sia).

Perché la vittima arrivi ad avere le ipostasi fissate come rilevato dalla perizia medico-legale di Franchini e Chiozza sul corpo di Milena, occorre che si trovi in posizione supina, in un locale asciutto.

Il corpo, alle ore 20.30, deve quindi essere stato spostato dalla spider e collocato in un locale in possesso di Lorenzo Bozano. Altrimenti le ipostasi sarebbero state rinvenute sui fianchi, in sede di autopsia.

Il dato sulle ipostasi – e su cosa esse significhino – viene trascurato, assieme ad altri, dal giudice istruttore e dagli inquirenti.

I periti Franchini e Chiozza vi dedicano due righe, nella loro perizia.

Questo vuol dire che il corpo deve stato essere gettato in mare non prima di 10-12 ore dal momento in cui Bozano sposta il corpo in un locale dove metterlo supino.

Possiamo affermare che, in via d’ipotesi, Bozano abbia avuto un locale mai scoperto dagli inquirenti, dove custodire il corpo.

Perché le ipostasi si fissino, occorre allora che Bozano sposti il corpo dal locale, collocandolo nel bagagliaio della spider, fra le ore 6.30 e le ore 8.30 di venerdì 7 maggio 1971.

Gettare un corpo in mare, vestito da sub, in quella fascia oraria vuol dire esporsi alla vista di passanti, pescatori, persone che camminano lungo la costa.

Un’azione non coerente con il modus operandi di un sequestratore e assassino che ha progettato tutto con cura e astuzia.

Possiamo stimare in almeno un’ora l’operazione:

  • collocamento del corpo nella spider,
  • spostamento in auto da Villa Bozano a una località marina appartata,
  • l’indossare la tuta da sub,
  • affondare in mare, a nuoto, il corpo,
  • rientro a riva

Dopo tutte queste operazioni, arriviamo a un orario compreso fra le ore 7.30 e le 9.30 di venerdì 7 maggio.

A Bozano, stando al giudice istruttore, ora resta da fare la telefonata per chiedere il riscatto di 50 milioni di lire (meno di mezzo milione di euro di adesso).

La telefonata del rapitore è registrata, ci dice il maresciallo di polizia che la ascolta.

Quindi Bozano deve avere con sé un registratore (mai trovato), una cassetta registrata.

E Bozano deve trovare un telefono pubblico, a gettoni, da cui telefonare alla famiglia Sutter.

Un telefono che, per poter far sentire la registrazione del messaggio con il ricatto, non può essere che in una cabina telefonica.

Bozano non ha un telefono suo e, in ogni caso, un telefono privato rischierebbe di essere intercettato dalla polizia.

Alle 9.34 del 7 maggio, sostiene il giudice istruttore Noli, Lorenzo Bozano telefona alla casa dei Sutter. E lancia il ricatto: 50 milioni in cambio di Milena.

Intorno alle ore 10, poi, sappiamo che Lorenzo Bozano è con la sorella Iolanda, per portarla a discutere una causa di lavoro.

Se, paziente lettore, fai quattro conti, ti rendi conto che i casi sono due:

  • Lorenzo Bozano è un mago, oppure…
  • il giudice istruttore ha raccontato una storia affascinante, ma non vera

Questo non significa che Bozano sia innocente.

Significa che il Grande Narratore ha raccontato una storia non vera.

E per chi, come me, ama la verità sostanziale dei fatti una “storia non vera” è una storia inventata.

“Claudio My Love”, la pista trascurata da Polizia e Carabinieri

Il “racconto sbagliato” del giudice istruttore Bruno Noli non è l’unica lacuna nella ricostruzione del caso Sutter-Bozano. C’è anche una pista mai percorsa: quella di “Claudio My Love”.

Cosa può raccontarci un algido rapporto di polizia sul caso di Milena Sutter? All’apparenza solo i dati di un caso e chi li ha raccolti (e come).

Di fatto, ogni documento ci dice molto su quello che contiene.

E dice molto – specie un rapporto di polizia – su ciò che “non” contiene.

Il caso di Milena Sutter possiamo leggerlo e capirlo attraverso un documento eccezionale: il report di Polizia e Carabinieri dell’agosto 1971.

Lorenzo Bozano – ci fa capire il rapporto di polizia – è l’unico “protagonista” della vicenda giudiziaria legata alla scomparsa e alla morte di Milena Sutter, nel maggio del 1971, a Genova.

“Questo aspetto risulta chiaro fin da subito. Bozano è la parola più frequente in tutti i testi di polizia e giudiziari”, scrive Andrea Raza nella sua tesi di laurea “Verità giudiziaria e verità mediatica: analisi del linguaggio del Caso Bozano-Sutter”.

La tesi è stata discussa all’Università degli Studi di Verona, nel corso di laurea magistrale in Linguistica, nell’anno accademico 2011-2012.

Il cognome Bozano ricorre con il doppio della frequenza rispetto al nome proprio “Milena”.

La vittima Milena conta insomma molto meno del giovane Bozano prima accusato, poi imputato, quindi assolto e infine condannato all’ergastolo nel 1975.

I testi analizzati che Raza tratta – con un’analisi del contenuto come inchiesta attraverso il software Wordsmith – sono i seguenti:

  • rapporto di Polizia e Carabinieri sulle indagini (agosto 1971);
  • sentenza di rinvio a giudizio di Bozano da parte del giudice istruttore Bruno Noli (1972);
  • sentenza di assoluzione per insufficienza di prove, emessa dalla Corte d’Assise di Genova (1973);
  • sentenza di condanna all’ergastolo, emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Genova (1975)
  • il libro “Il Caso Bozano”, scritto da Angelo Costa e Roberto Tafani (1976)
  • una serie di rotocalchi selezionati (L’Europeo, Gente e Oggi) e che hanno trattato il caso dal 1971 al 1975 

Quanto ai giornali, Lorenzo Bozano viene citato in quasi tutti gli articoli di riviste.

Diario di Milena Sutter - rotocalco Gente - 1971
Il rotocalco Gente, del 1971. E il solo giornale a parlare di “Claudio My Love”, la cui identità viene trascurata dagli inquirenti

Il nome del giovane soprannominato il biondino della spider rossa viene citato il doppio delle volte di quello Milena Sutter.

A differenza di quest’ultima, nella maggior parte dei casi Bozano sui rotocalchi viene chiamato solo per cognome.

E’ questo un elemento interessante, che possiamo qui mettere in risalto sulla base della ricerca svolta da Andrea Raza nella sua tesi.

Lorenzo Bozano, che pure aveva solo 25 anni, non viene mai considerato dai media del tempo come “un giovane”.

Egli è “un uomo”. E come tale viene considerato e rappresentato.

Questo atteggiamento dei giornali è probabile sia influenzato da come il giovane Lorenzo si presenta: in giacca e cravatta, molto preso dal proprio ruolo nel comunicare una professione di innocenza che tuttavia non riesce a dimostrare.

Non spetta, del resto, a Lorenzo Bozano dimostrare la propria innocenza.

Spetta agli inquirenti argomentare gli indizi.

Gli indizi contro Bozano, pur tanti di numero, non sono tali da poter ritenere il giovane della spider rossa colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio”.

Sulla consistenza dei maggiori indizi contro Lorenzo Bozano ci si sofferma in dettaglio nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, scritto dall’autore di questo articolo assieme alla criminologa e psicologa giuridica Laura Baccaro.

Anche per quanto riguarda le indagini svolte dalla polizia, Bozano risulta fin da subito il primo ed unico indiziato, la figura attorno alla quale si concentreranno i sospetti.

“Questo fatto è confermato dal fatto che la parola ‘Bozano’ è più frequente nel report di Polizia e Carabinieri rispetto a tutti i testi analizzati”, rileva Andrea Raza nella sua tesi.

La parola Bozano è invece meno frequente nella sentenza di primo grado del 1973, che decise l’assoluzione di Lorenzo Bozano per insufficienza di prove.

Il report di Polizia e Carabinieri chiave interpretativa del caso Sutter

“Il rapporto di Polizia e Carabinieri sul caso di Milena Sutter rappresenta la summa dei termini-chiave che ritroveremo anche in tutti gli altri testi analizzati, dagli articoli di giornale al libro di Costa-Tafani e in tutte le sentenze”, spiega Raza nella sua tesi di laurea magistrale.

“Da qui è possibile intuire come le indagini si siano, fin dai primi giorni, indirizzate in un certo senso. E abbiano preso una direzione che nel corso di tutto il processo non è stata cambiata”, sottolinea Raza.

“I sospetti su Lorenzo Bozano, l’importanza data agli avvistamenti dell’uomo e della sua auto in determinati luoghi, gli indizi a suo carico (soprattutto la cintura da sub e il cosiddetto ‘piano di rapimento’), la tendenza a parlare di rapimento piuttosto che di scomparsa di Milena Sutter. Sono tutti elementi già presenti in questo report, e in molti casi in percentuale assai maggiore rispetto agli altri testi”, osserva Andrea Raza nel suo studio.

Termini come “cintura”, “rapimento”, “notato”, “presso”, “scuola”, “svizzera”, “giovane”, “auto”, rossa” sono tutti presenti in percentuale maggiore nel report di Polizia e Carabinieri, rispetto agli altri testi analizzati.

Il rapporto di Polizia e Carabinieri fu sottoscritto il primo agosto 1971. Un documento eccezionale, per molti versi, dato che certificava una proficua collaborazione fra gli inquirenti.

Il “dominus” delle indagini era il capo della squadra mobile di Genova, Angelo Costa. Egli era un investigatore di esperienza e di grande competenza e fiuto.

Tuttavia un apporto importante alle indagini lo diedero i Carabinieri e gli stessi Vigili Urbani di Genova-Quarto, come ricorda l’allora vicebrigadiere Remo Benzi, intervistato da chi scrive.

Nella sua tesi, Raza rileva poi che i collocatori risultanti dall’analisi delle concordanze con la parola di ricerca Bozano (ossia “auto”, “spider”, “rossa”, “notato”, “presso” e “cintura”) sono tutte parole su cui si concentreranno anche i testi degli articoli di giornale, oltre a quelli delle sentenze.

Ciò che emerge dal report di Polizia e Carabinieri diventerà il punto di riferimento per tutta la durata della vicenda giudiziaria.

“Poco, quasi nulla, viene aggiunto nel corso delle indagini nella fase istruttoria (durata quasi un anno); tanto che i contenuti dei testi redatti negli anni seguenti risultano pressoché invariati”, sottolinea Raza nella sua tesi di laurea.

La domanda che viene spontaneo farsi – come autori di questo articolo – prende spunto da una serie di colloqui che chi scrive ha avuto con un autorevole magistrato.

Ecco la domanda: si è ricorso a un “copia-e-incolla” fra report di Polizia e Carabinieri e documenti giudiziari?

Perché se così è, tanto valeva condannare subito all’ergastolo Lorenzo Bozano senza spendere tempo e soldi.

La domanda suona provocatoria, ma ha una sua ragionevolezza.

Proprio quel magistrato ha raccontato a chi scrive come fosse abitudine – anche in tempi in cui non vi erano i computer – ricopiare paro paro i buoni rapporti di polizia nei documenti redatti dai magistrati.

Quei documenti copiati e di ottima fattura passavano ad essere copiati dal pubblico ministero, dal giudice istruttore.

Finivano, poi, per essere ricopiati in Corte d’Assise dall’estensore della sentenza.

“Possiamo così affermare che la fase dell’istruttoria e del giudizio in Corte d’Assise è stata inutile“, scrive Andrea Raza nella sua tesi.

E’ stata una fase onutile ai fini di un accertamento della responsabilità di Lorenzo Bozano con prove certe. E sia ai fini di un suo proscioglimento.

“Possiamo quindi affermare”, sottolinea Raza nella sua tesi di laurea magistrale, “che la condanna di Lorenzo Bozano è stata pronunciata nel corso delle indagini di polizia come una ‘verità indubitabile’ e tale è poi rimasta”.

Si tratta di una “verità indubitabile” di polizia che proprio nelle indagini degli inquirenti trova le falle più gravi.

Milena Sutter - Lorenzo Bozano - Genova - 1971

Vi furono piste investigative non battute, come ricordiamo nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”.

Quelle piste non compaiono nel report di Polizia e Carabinieri. E quindi comprendiamo – alla luce del lavoro di analisi linguistica di Andrea Raza – come mai non siano presenti neppure nel pur certosino lavoro del giudice istruttore. E negli interrogatori in fase processuale.

Due esempi di “piste assenti”?

Il primo esempio è l’identità di “Claudio My Love”, citato nel diario personale e sulla borsa della scuola della vittima.

Il secondo esempio è la testimonianza, mai acquisita in sede processuale, di Isabelle, l’amica del cuore di Milena Sutter.

Alla luce del lavoro di analisi del contenuto svolto da Andrea Raza, possiamo dire che “il linguaggio non mente”.

Anzi, il linguaggio ci illumina angoli bui ancora tutti da decifrare a livello linguistico e della verità sostanziale dei fatti.

Possiamo così affermare che vi sono almeno tre gravissime lacune, che svuotano il castello di accuse da ergastolo contro Lorenzo Bozano:

  • la ricostruzione dell’affondamento in mare del corpo di Milena Sutter;
  • la pista ignorata di “Claudio My Love”, ovvero di un testimone che avrebbe qualcosa da raccontarci
  • l’aver trascurato la testimonianza dell’amica del cuore della vittima

Credo basti tutto questo a porre interrogativi inquietanti sul “racconto” della vicenda di Milena Sutter e Lorenzo Bozano da parte del giudice istruttore, sulla cui sentenza – e null’altro – si basa la condanna di Bozano, in appello nel 1975, all’ergastolo.

Maurizio Corte
corte.media

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