Il romanzo thriller di Agatha Christie è il più amato di tutti i tempi. Pubblicato oggi avrebbe lo stesso successo?

Dieci Piccoli Indiani è un romanzo dal 1939 arroccato in cima alla classifica dei romanzi gialli più venduti.

E’ stato declinato in serie Tv e opere teatrali, grazie alla geniale penna della Signora del crime, Agatha Christie.

Non accenna, quest’opera d’arte thriller, ad abbandonare il primato di romanzo giallo più letto al mondo.

C’è da chiedersi: pubblicato oggi avrebbe lo stesso successo?

Qualche accenno di xenofobia, un pizzico di misoginia e al limite dello splatter: Dieci Piccoli Indiani, possiamo definirlo un romanzo capolavoro che può permettersi di non essere etico.

Due delle opere più celebri della regina del giallo

Il romanzo Dieci Piccoli Indiani, di Agatha Christie

Ten Little Niggers – titolo originale – è la mistery novel scritta da Agatha Christie e inizialmente pubblicata a puntate sul giornale inglese Daily Express da martedì 6 giugno 1939 a sabato 1º luglio 1939 in 23 parti, senza divisioni in capitoli.

Come romanzo unitario viene dato alle stampe in Gran Bretagna nel tardo 1939; in America è editato all’inizio del 1940 con il titolo And Then There Were None.

Quattro anni dopo approda sul mercato editoriale italiano in seno alla collana Il Giallo Mondadori col titolo …E poi non rimase nessuno, quindi con una diretta traduzione della versione a stelle e strisce.

Con il record di 110 milioni di copie, è il libro giallo più venduto di sempre aggiudicandosi il decimo posto nella classifica dei best seller con più incassi, il terzo più fruttuoso tra i romanzi.

A detta della stessa Agatha Christie, è l’opera che le è costata più sforzo e fatica nel corso della sua carriera d’autrice.

“La vita ha spesso una trama pessima. Preferisco di gran lunga i miei romanzi.” Agatha Christie 

La trama del romanzo thriller

Anthony Marston, John Macarthur, Emily Brent, Lawrence Wargrave, William Blore, Edward Armstrong, Philip Lombard e Vera Claythorne tramite lettera vengono invitati per diversi motivi a Nigger Island, una piccola isola dalla forma di una testa di un nero.

Il mittente è un certo signor Owen, proprietario dell’unica abitazione dell’isola.

Gli invitati non si conoscono tra di loro, e una volta arrivati scoprono che il signor Owen e sua moglie non ci sono; ad aspettarli vi sono solamente i due domestici, i coniugi Thomas ed Ethel Rogers.

Qui la prima stranezza: neanche il personale di servizio ha mai conosciuto i proprietari della villa.

In ognuna delle camere degli ospiti è appesa al muro una filastrocca che recita la storia di dieci indiani i quali, uno dopo l’altro, muoiono in modi differenti.

Ad abbellire l’imponente tavolo da pranzo dieci statuette evocative della filastrocca:

Dieci piccoli indiani
se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.

Nove piccoli indiani
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.

Otto piccoli indiani
se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.

Sette piccoli indiani
legna andarono a spaccar:
un di lor s’infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.

I sei piccoli indiani
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.

Cinque piccoli indiani
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale,
quattro soli ne restar.

Quattro piccoli indiani
salpan verso l’alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.

I tre piccoli indiani
allo zoo vollero andar:
uno l’orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.

I due piccoli indiani
stanno al sole per un po’:
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.

Solo, il piccolo indiano
in un bosco se ne andò:
ad un pino si impiccò,
e nessuno ne restò.

Dopo la cena, gli ospiti si intrattengono in una chiacchierata quando, una voce inumana proveniente da un grammofono rompe la quiete: incolpa tutti, inclusi i due domestici, di aver commesso un omicidio; cita perfino nomi e date delle vittime.

Sono tutti sconvolti e a turno si discolpano dalle accuse raccontando la propria vicenda personale.

L’unica che si rifiuta di dare spiegazioni è Emily Brent. Mentre è in corso un’attenta analisi sul perché di quell’invito, il giovane Anthony Marston, dopo aver bevuto un bicchiere di whisky, muore improvvisamente.

Edward Armstrong, medico di professione, dopo l’analisi del cadavere, dichiara la causa del decesso: avvelenamento da cianuro.

Tutti pensano a un suicidio ma l’ipotesi naufraga il giorno seguente: la signora Rogers viene trovata morta nel suo letto.

Il dottor Armstrong, per la seconda volta, esamina un corpo. Il decesso è dovuto a un’eccessiva dose di sonnifero.

Gli ospiti capiscono di essere vittime di un inganno perverso: le vittime muoiono esattamente come indicato nella filastrocca. 10 strofe mortuarie per 10 invitati.

Ora le statuette sul tavolo sono solo 8. E’ solo questione di tempo prima che spariscano tutte.

Terrorizzati, decidono di tornare sulla terra ferma ma sull’isola non ci sono imbarcazioni e il barcaiolo che ha accompagnato la comitiva, e che quotidianamente porta la posta e le provviste, quel mattino non si presenta. Non lo farà mai più.

Le statuette sul tavolo da pranzo diventano otto: il generale John Macarthur viene rinvenuto a terra, morto a causa di un colpo da corpo contundente.

Viene avviata un’indagine interna in cui tutti sospettano di tutti.

La mattina dopo, il signor Rogers viene trovato in una pozza di sangue in seguito a un colpo di accetta in testa, mentre stava spaccando la legna per il fuoco. A

nche questo omicidio coincide con la filastrocca e anche in questo caso una delle statuette del centrotavola scompare.

Si decide quindi che tutti radunino medicinali e armi in loro possesso e li chiudano a chiave in una cassetta.

Lombard dice di aver portato con sé una rivoltella, però non viene trovata.

Da questo momento, i superstiti si muovono insieme e solo una persona alla volta può lasciare il gruppo.

Vera, sale in camera per riposare quando si sente toccare il collo da qualcosa di umido: grida e tutti accorrono ma è solo un alga che pende dal soffitto.

E’ uno studiato diversivo perché, nel frattempo, il giudice Wargrave viene assassinato.

Gli altri lo trovano seduto su una poltrona in salotto, con la tipica parrucca da giudice e un foro di proiettile in fronte (forse della rivoltella scomparsa).

Sono rimasti in quattro sopravvissuti, sempre più sospettosi l’uno dell’altro.

Si barricano ognuno nella propria stanza ma Lombard ritrova improvvisamente la rivoltella nel cassetto del suo comodino.

L’indomani le statuette diventano tre: Blore viene trovato in giardino col cranio fracassato da un orologio incastonato in un blocco di marmo a forma di orso.

Dopo il rinvenimento del corpo, Vera e Lombard si dirigono verso la spiaggia dove, tra gli scogli, trovano il cadavere di Armstrong.

Capiscono di essere rimasti solo in due sull’isola e si convincono entrambi che l’altro sia l’assassino.

Vera riesce a sottrarre a Lombard la pistola e lo uccide.

Convinta di aver sconfitto l’assassino, euforica, rientra in casa, butta dalla finestra due delle tre statuette rimaste e, stringendo in mano l’unica ancora intatta, si dirige in camera sua.

Ormai in preda alla follia, Vera rivive la vicenda di Cyril, il bambino affidato alle sue cure che aveva lasciato annegare perché l’eredità di cui era destinatario andasse allo zio, Hugo.

Hugo era l’uomo che lei amava e con cui, grazie a quel denaro, avrebbe potuto costruire un futuro. Tuttavia il giovane, legato al nipotino, aveva intuito la verità e l’aveva lasciata.

Entrata nella stanza, Vera vede che dal gancio a cui era stata appesa l’alga ora pende un cappio.

Vi è anche una sedia pronta per essere utilizzata: è il destino dell’ultimo negretto della filastrocca.

Lasciando cadere l’ultima statuetta, che si frantuma in mille pezzi, la giovane si impicca.

Nessuna statuetta, nessun ospite in vita. L’isola è deserta. 

Svariati giorni dopo la polizia avvia un’indagine. Per una serie di circostanze, nessuno può essere considerato l’assassino.

Non lo può essere nemmeno Vera, perché la sedia usata per suicidarsi viene trovata lontana dal corpo.

Inoltre, l’ipotesi di un’undicesima persona sull’isola viene esclusa per via della tempesta. Il caso rimane irrisolto.

Frame della prima versione cinematografica di “Dieci Piccoli Indiani”, 1945

Dieci Piccoli Indiani: l’epilogo inaspettato

Alla fine del libro è trascritta una lettera trovata all’interno di una bottiglia in mezzo al mare e indirizzata alla polizia.

E’ la confessione dell’assassino.

Ha scelto le vittime tra persone che, pur avendo commesso un omicidio, erano riuscite a sfuggire alla legge per mancanza di prove; e che avrebbero quindi meritato la morte.

Scopre di essere malato terminale e prima di andarsene decide di fare giustizia: inscena il delitto perfetto e punisce coloro che erano sfuggiti alla legge.

L’architettura è macabra, scandita da una fredda logica: gli omicidi si susseguono in modo inversamente proporzionale al crimine, quindi scompaiono prima coloro che si sono macchiati di una pena minore.

Rimane solo il più vile dei colpevoli che, maturata consapevolezza della sua crudeltà, si suicida.

Ha lasciato per ultimi quelli che avevano commesso l’omicidio deliberatamente, per farli soffrire il più possibile, logorati dalla paura. Ha inscenato la propria morte per fugare ogni sospetto.

La lettera-confessione è stata scritta per l’intimo bisogno di avere un riconoscimento per il piano ingegnoso di un delitto perfetto, che gli inquirenti non avrebbero mai potuto risolvere.

Chi ha scritto la lettera con la confessione? Questa sorpresa la lasciamo al lettore o alla lettrice che si vorranno cimentare con il romanzo capolavoro di Agatha Christie.

La serie televisiva And Then There Were None  

Il trailer della trasposizione televisiva del romanzo, 2015

Tra fedeli riproduzioni sul grande schermo o film ispirati al capolavoro della Christie, ci sono oltre 15 pellicole con chiari riferimenti a Dieci Piccoli Indiani.

Il primo rifacimento risale al 1945, regia di René Clair con Louis Hayward.

Ogni trasposizione cinematografica si basa sul rifacimento dell’opera teatrale scritto dalla stessa autrice cambiando il finale.

I personaggi di Vera Claythorne e Philip Lombard, gli ultimi rimasti su Nigger Island, si salvano perché innocenti dei crimini di cui sono stati accusati. La critica non acclamò mai questa versione.

La serie televisiva And Than There Were None, invece, viene prodotta da Bbc One e trasmessa dalla televisione britannica nel 2015 riscuotendo notevole successo di pubblico.

Scritta da Sarah Phelps, nella  versione originale è composta da tre puntate da 60 minuti; l’adattamento italiano è stato trasmesso nel 2016, in due puntate da 90 minuti.

La locandina della miniserie televisiva britannica

La critica lo ha accolto in modo favorevole e con postille di pregio alla fotografia.

Gli spettatori, i pochi a non conoscere il romanzo, sono stati rapiti da un intreccio: impossibile definirne i contorni a causa di un susseguirsi di colpi di scena.

Una perfetta tecnica thriller con venature crime spalmata in tre episodi da guardare tutti d’un fiato con una sola certezza: impossibile scoprire chi sia l’assassino. 

Parte del merito va sicuramente al cast ricco di attori di talento ed esperienza, habituè del grande e piccolo schermo.

Di grande impatto l’interpretazione di Charles Dancenei panni del giudice Lawrence Wargrave: volto noto per i fan del fantasy; iconica la sua interpretazione dello sprezzante Tywin Lannister nella serie televisiva Il Trono di Spade. 

Plauso anche a Miranda Richardson nei panni della bigotta puritana Emily Brent.

Sicuramente uno dei personaggi più complessi vista la mancanza di empatia e l’incapacità di esternane anche il più lieve sentimento.

Stesso cinismo che contraddistingue il suo ruolo iconico, la giornalista Rita Skeeter nella saga di Harry Potter.

Alcuni dei protagonisti sono appena sbarcati a Nigger Island, frame tratto dalla miniserie Tv 

Oggi il romanzo avrebbe lo stesso successo?

Viviamo nell’epoca del politically correct dove persino la Fata Madrina di Cenerentola sta diventando un gay di colore con tendenze drag: rappresentativo sfoggio della comunità LGBT ma forse un po’ sopra le righe.

In questo contesto, cerca di mantenersi saldo uno storytelling tradizionale, per certi versi sorpassato, come quello di Dieci Piccoli Indiani.

I personaggi si muovono in puro stile British con buone posizioni sociali, rispettabili (almeno all’apparenza) e mai scomposti.

Sono rigorosamente bianchi, garbati persino sull’orlo della morte.

Fastidiosi elementi linguistici e topografici balzano all’occhio, primo di tutti l’uso costante del termine nigger, letteralmente “negro” che oggi risulterebbe inaccettabile e volano di critiche impietose.

Anche l’isola viene descritta come “a forma di testa di nero” come se, per qualche strano motivo, dovesse essere anatomicamente diversa da quella di un bianco.

Nessuna minoranza trova rappresentazione, E su dieci protagonisti solo due sono donne.

Fa eccezione la governante ,che muore dopo una manciata di pagine e che viene ritratta sempre in coppia col marito.

Emily Caroline Brentuna fastidiosa vecchietta barricata dietro principi esasperati, è accartocciata dietro una patina borghese ormai polverosa.

L’altra rappresentante del sesso forte è Vera Elizabeth Claythorne, giovane insegnante di ginnastica non priva di frustrazioni: per amore si è lasciata trascinare in una storia che le si ritorcerà contro conducendola al suicidio.

Modesta perfino nel vestire, è la perfetta ragazza della porta a canto.

A questo punto, risulta perfino superfluo sottolineare la predominanza maschile: nella storia, infatti, sono gli uomini a condurre l’azione investigando e lanciandosi in inseguimenti non privi di sfoggio maschile.

L’assassino è uomo; il medico che attesta i decessi è uomo così come gli agenti di polizia, il barcaiolo e tanti altri ancora.

Un romanzo che giocoforza contestualizzato ma che, forse, oggi non riscuoterebbe lo stesso successo.

Di certo, oggi Dieci Piccoli Indiani raccoglierebbe una messa di critiche.

Eppure il romanzo thriller di Agatha Christie continua ad essere letto e ad essere in cima alle classifiche.

Dieci Piccoli Indiani è così la dimostrazione senza tempo che un’opera d’arte può permettersi di non essere politicamente corretta.

Erika Funari