Il padre di Milena sollecita i sequestratori: “I soldi sono pronti, fatevi sentire”.

Milena Sutter, 13 anni, è scomparsa giovedì 6 maggio 1971, all’uscita della Scuola Svizzera.

Dopo la prima telefonata, avvenuta la mattina successiva alla scomparsa della ragazzina – ovvero venerdì 7 maggio – i banditi non si sono messi più in contatto con la famiglia.

A Villa Sutter tutta l’attenzione è rivolta al telefono di casa. La speranza che qualcuno chiami per fornire informazioni rilevanti su Milena aumenta giorno dopo giorno. 

Il telefono in Casa Sutter squilla spesso, ma dall’altra parte della cornetta gli interlocutori non sono in grado di dare risposte concrete. Non danno le prove di aver sequestrato Milena.

L’attesa diventa così estenuante, mentre sulla vicenda di Milena Sutter si avventano gli sciacalli alla ricerca di soldi e notorietà.

 

Milena Sutter, l’ambiente attorno alla vita della giovane

Arturo Sutter, padre della ragazzina sparita, ha l’aspetto di un uomo dai nervi ben saldi. 

Anche se ora l’angoscia dei giorni trascorsi senza avere nessuna notizia della figlia traspare tutta dal suo viso, come testimoniano i giornali genovesi e le fotografie dell’epoca.

Anche Flora Sutter, madre di Milena, ha un viso molto provato dalla situazione. In seguito alla notizia del rapimento della figlia, la donna ha un collasso, evento taciuto al marito per evitargli un’ulteriore preoccupazione.

Così riportano i quotidiani di Genova che raccontano il dramma a cui tutta la città sta, con grande solidarietà, partecipando.

La moglie di Arturo Sutter è in compagnia di una sua cara amica, che la aiuta ad affrontare queste ore tremende, e di un medico, pronto a intervenire in caso di necessità.

I due coniugi sono sposati da 17 anni e hanno due figli: Milena e Aldo SutterIl maschietto, di soli 11 anni, in questi tragici giorni è ospite a casa di amici.

La loro è una famiglia che nell’immaginario collettivo viene definita come modello: nessuno screzio, nessun problema. Ora il nido felice è invaso da giorni di interminabile angoscia.

Arturo e Flora Sutter - Sequestro Milena Sutter - Genova - 1971 - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media
Arturo e Flora Sutter in una foto dei giornali di Genova nel 1971

 

In un’intervista a un giornale, Flora Sutter afferma che la ragazzina aveva iniziato poche settimane prima ad andare a scuola da sola: aveva conquistato la fiducia dei genitori e ottenuto una sua prima “indipendenza”.

La libertà le era stata concessa anche per la sua puntualità, non a caso in famiglia era soprannominata “orologio svizzero”.

Il giorno della scomparsa, il 6 maggio 1971, Milena non vuole andare a scuola perché stanca.

Tuttavia la mamma, la signora Flora, non acconsente a farla rimanere a casa, in quanto la ragazza ha lezione anche nel pomeriggio e non c’è motivo per cui debba perdersi ore scolastiche. 

La donna descrive sua figlia Milena come un’adolescente molto presa dallo sport, tanto da lasciare spesso in secondo piano i suoi doveri scolastici.

Lo stesso direttore della Scuola Svizzera, Pietro Favre, definisce – in una intervista a un quotidiano genovese, il Secolo XIX, la giovane Sutter come una ragazza “…esuberante, sportiva, dinamica, assolutamente senza complessi”.

Favre insegna nell’istituto dal 1949 e da due anni è direttore della scuola privata. Lui e i docenti conoscono molto bene Milena che frequenta la Scuola Svizzera fin dalla tenera età.

Questa sua lunga conoscenza della giovane gli permette di affermare, nell’intervista, che “in questo ultimo periodo Milena era assolutamente normale. Nulla di cambiato nel suo umore, nel suo modo di fare”.

Da parte sua, la madre Flora Sutter afferma che Milena è una ragazza che mostra più anni di quelli che realmente ha, anche se ancora molto ingenua, sotto certi aspetti.

Anche lo stesso direttore della Scuola Svizzera, Pietro Favre, è a conoscenza di apprezzamenti che venivano fatti alla giovane da ragazzi più grandi.

Questo probabilmente, viene da pensare leggendo i quotidiani genovesi del tempo, in virtù della bellezza e del fascino che Milena, ragazza nota per la sua generosità, arriva ad emanare.

In seguito alla scomparsa della ragazza, la Scuola Svizzera chiude uno dei suoi due ingressi. Per garantire maggiore sicurezza non viene permesso l’accesso a nessuno che non faccia parte dello staff scolastico.

Anno 1970: fotografia della classe di Milena Sutter - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media
Anno 1970: fotografia della classe di Milena Sutter

Le ricerche per ritrovare Milena proseguono. Un testimone afferma di aver visto l’adolescente in via Gropallo il giorno della scomparsa.

La ragazza quindi sarebbe sparita tra le 17.15 e le 17.30 nei pressi di Villa Sutter.

Ci sono segnalazioni di una spider rossa avvistata sia di fronte a Villa Sutter -in via Mosto- che nei pressi dell’istituto svizzero.

Nello specifico, 24 ore prima del rapimento era stata avvistata un’auto sportiva di colore rosso – nei pressi della Scuola Svizzera- tra via Orsini e via Caprera.

Non c’è però ancora una correlazione certa tra gli eventi.

Il non sapere è straziante. I due coniugi sono a pezziMa non possono crollare. Devono mostrarsi ottimisti e fiduciosi anche per il fratellino Aldo che chiede quando tornerà sua sorella.

Come si può fare vivere un’agonia simile a dei genitori? Come si può approfittare di due genitori indeboliti da tanto dolore?

Sono domande che troveranno risposta solo se e quando i veri rapitori si faranno sentire.

Casa Sutter: il telefono squilla senza sosta 

Con il diffondersi della notizia del rapimento a fini estorsivi si contano molte chiamate a Villa Sutter.

Si tratta di telefonate anonime fatte da presunti rapitori, che poi si rivelano essere solo sciacalli.

All’inizio il padre di Milena, Arturo Sutter, dice di non essere preoccupato dai possibili mitomani: “Mi bastano poche informazioni per evitare l’inserimento di mitomani, dei pazzi o gente che danneggia noi e loro, cioè quelli che hanno mia figlia. Milena può fornire loro delle precise indicazioni per un eventuale riscontro”.

Milena può dire a chi la tiene prigioniera, il nome della zia che risiede in Belgio, il nome del cavallo preferito, il nome del suo maestro di sci, quello dell’amico e dell’amica con i quali ha trascorso le vacanze in montagna”, prosegue Arturo Sutter. “Sono particolari, informazioni che ci daranno la certezza di essere veramente in contatto con le persone giuste”.

Milena Sutter in vacanza in montagna - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media

Milena Sutter, a destra, durante una vacanza sugli sci, sport che tanto amava

I soldi dunque ci sono e la Polizia dà la sua parola riguardo all’interruzione momentanea delle indaginiCome affermano anche i legali dei Sutter, Gamalero e Murtola: “Scrivetelo che tutti i controlli sono stati interrotti. I rapitori si facciano vivi, hanno mille possibilità”.

Di fatto Arturo Sutter, oltre a fornire possibili prove ai rapitori per identificarsi, fornisce loro anche una lista di contatti a cui rivolgersi. 

In caso questi malviventi non si fidino della famiglia di Milena, possono sempre contattare persone a loro vicine, come parroci, vescovi, avvocati, chiunque.

Il 10 maggio viene smentita la notizia dell’arresto dei rapitori.

Anche in questo caso si avanza l’ipotesi che qualche sciacallo voglia approfittare della situazione per ottenere i 50 milioni richiesti dalla liberazione di MilenaGli stessi sciacalli che da giorni ormai telefonano a Villa Sutter e rimangono in silenzio.

Sequestro di Milena Sutter - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media

Il silenzio sulle sorti di Milena Sutter prosegue sin dal giorno seguente a quello della sparizione della ragazzina italo-svizzera, ma che si amplifica con queste telefonate anonime.

“Chissà perché non parlano” si chiedono i genitori di Milena. In molti recitano la parte dei rapitoriLe chiamate vengono da tutta Italia: Milano, Roma, Torino, e dal Meridione.

Ma ogni qual volta si richiedono maggiori dettagli che provino con certezza la presenza di Milena nelle mani di questi individui, la linea cade, o chi parla temporeggia, inventa.

Il padre della ragazza sparita, Arturo Sutter, non lascia nulla al caso, e si reca in ogni luogo quando un possibile rapitore lo contatta; esce di casa anche nelle ore più buie.

Nella sola notte dell’11 maggio 1971 l’industriale della cera si reca in tre posti diversi per parlare con dei presunti intermediari dei veri rapitori. Purtroppo nessuno di questi incontri porta alla localizzazione precisa di Milena.

Anche un amico di famiglia riceve una telefonata. Ma una volta arrivato nel luogo dell’incontro, lo sconosciuto non è in grado di fornire prove inconfutabili del rapimento e del luogo di prigionia della tredicenne.

La polizia non viene messa al corrente di questi movimenti.

Uno zio di Milena, nonché fratello di Arturo Sutter, raggiunge la famiglia in viale Mosto. Anche lui prende parte agli appelli fatti in precedenza dai Sutter e dai loro legali.

Si avanzano delle richieste. In primis quella di non occupare il telefono per chiamate di solidarietà.

Viene precisato di nuovo che la Polizia non controlla l’apparecchio telefonico di cCasa Sutter, e che quindi non interferisce con la trattativa per la liberazione della giovane.

La Polizia segue strade che noi non conosciamo”, affermano Aldo Sutter, zio di Milena, e i legali della famiglia.

Le telefonate senza un riscontro concreto, fatte dagli sciacalli, non fanno altro che spezzare più volte il cuore dei due genitori. Come se la preoccupazione per le sorti della figlia non fosse già alta di suo. 

A causa di questi mitomani ed emulatori, l’avvocato dei Sutter, Gustavo Gamalero, fa sapere: “Non è improbabile che qualcuno di questi sciacalli lo consegneremo alla Polizia”.

 

Telefonate a Casa Sutter: gli sciacalli dimostrano di non avere pietà

Un pomeriggio arriva una telefonata a Casa Sutter. Un uomo dichiara di essere il rapitore di Milena fornendo una serie di indicazioni per la consegna dei 50 milioni.

Il padre della giovane, Arturo Sutter, chiede quindi delle prove per verificare la veridicità di quanto affermato dal suo interlocutore.

A questo punto la telefonata si interrompe.

La sera stessa il misterioso uomo torna a farsi sentire, affermando quanto segue: Vi abbiamo dato la prova. La cartella di Milena è stata ritrovata”.

La cartella della scuola della tredicenne è stata davvero rinvenuta in un’aiuola di Corso Italia. Al suo interno vi è il diario con scritto “Salut Milena”. La notizia, però, era di dominio pubblico.

Caso Sutter - Bozano - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media

Arturo Sutter da subito nutre dei sospetti nei confronti di quest’individuo e richiede la presenza del capo della Squadra Mobile, Angelo Costa, perché assista all’incontro con l’uomo che afferma di essere il sequestratore di Milena.

L’incontro tra il presunto rapitore e l’industriale avviene la sera stessa della telefonata, alle 23.30, a Genova, in via XII Ottobre.

La polizia non è d’accordo nel lasciare Arturo Sutter con 50 milioni, da solo, alle prese con un probabile truffatore. 

Per evitare ulteriori complicazioni si decide di far presenziare gli agenti in borghese attorno al luogo dell’incontroAd una condizione: nel caso in cui il presunto rapitore fornisca prove certe della prigionia di Milena, i poliziotti non dovranno in alcun modo intervenire.

La Polizia studia con attenzione il posto dove sarebbe avvenuta la trattativa. Passa in rassegna vie di fuga e possibili nascondigli, posiziona le pattuglie e attende il momento dell’incontro. Viene persino collocato un agente in un appartamento di fronte al luogo stabilito.

Il presunto rapitore avrebbe dovuto fornire dettagli certi e il colloquio con Arturo Sutter si sarebbe dovuto concludere in un lasso di tempo molto breve.

L’incontro fra il presunto rapitore e il padre di Milena Sutter va avanti per circa 40 minuti.

Il presunto rapitore, che poi si scoprirà essere Mario Dinning, non fornisce indicazioni sufficienti perdendo tutta la sua credibilità. 

L’unica sua garanzia è una foto con dei nomi sopra: “Se sua figlia non torna, consegni questa foto alla Polizia. Se torna strappi la foto”.

I due uomini arrivano così a un compromesso, vista anche le prove insufficienti fornite da Dinning. Il padre di Milena consegna all’uomo 20 milioni anziché 50.

L’altra metà alla consegna di mia figlia”, dice Arturo Sutter. 

A trattativa conclusa i due si separano e Dinning si dirige verso via XII Ottobre-Acquasola. Da qui l’uomo imbocca diverse strade, finché non si accorge di essere seguito. Alla fine viene fermato dalla Polizia.

 

Mario Dinning, il finto sequestratore di Milena Sutter

Mario Dinning, presunto rapitore di Milena Sutter - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media
Mario Dinning, presunto rapitore di Milena Sutter, in una foto dai giornali dell’epoca

La notte di quella stessa interminabile giornata, Mario Dinning viene arrestatoIl giorno seguente l’uomo viene accusato di truffa aggravata, ma lui continua a dichiarare di essere uno dei rapitori. 

Il questore di Genova, Giuseppe Ribizzi, decide di avere un confronto faccia a faccia con l’arrestatoSi insinua l’ipotesi che Dinning sia stato mandato avanti dai rapitori con promessa di un compenso. 

Il truffatore afferma di essere uno dei rapitori e che se non l’avessero liberato, Milena sarebbe morta. 

Il questore Ribizzi si mostra da subito collaborativo nei confronti dell’uomo. Dichiara che la Polizia lo lascerà andare nel caso in cui fornisca valide prove sulla tesi che si ostina a sostenere. 

A questo punto, come prova del suo coinvolgimento nel rapimento di Milena, Dinning confida di essere stato lui stesso a lasciare la cartella di Milena in modo da essere ritrovata. 

Ma dove l’ha lasciata? Come era questa cartella? 

L’indagato dichiara di aver gettato la cartella sulla spiaggia di Boccadasse, una cartella di pelle nera, con un manico normale. 

Di fronte a questa bugia, il questore di Genova mette al corrente l’uomo che la cartella è stata ritrovata in un’aiuola di Corso Italia. In risposta Mario Dinning sostiene che: “qualcuno l’avrà vista e portata lì”. 

Ma la cartella non è di pelle e non è nera, come sostiene il presunto rapitore.

Mario Dinning non riesce, così, ad essere credibile e il suo arresto viene confermato. 

L’uomo cerca invano di apparire come rapitore, tirando in ballo anche il suo passato. Diciassette anni fa, infatti, Mario Dinning rapì il figlio di un suo conoscenteI due vagarono per qualche giorno senza meta, finché la Polizia non li identificò.

Fu assolto dall’accusa di rapimento di minore ma fu condannato a una pena di 5 anni e otto mesi per reati minori, inerenti all’allontanamento del bambino. 

Mentre si cerca di far chiarezza su Mario Dinning, la Polizia mette in stato di fermo un giovane, proprietario di una spider rossa. Si tratta di Lorenzo Bozano, 25 anni, appartenente alla Genova “bene”.

Nel frattempo si segue anche un’altra pista: un avvistamento, avvenuto a Torino, di una Fiat 128 rossa. 

Un testimone parla infatti di un’auto rossa targata Genova, con dentro tre uomini e una ragazza dai lunghi capelli. Quest’ultima sarebbe stata tenuta ferma da due dei passeggeri e fatta abbassare all’ingresso di Savigliano. 

Le indagini continuano. Si attendono ulteriori sviluppi. A quanto pare il caso è più complicato del previsto. 

Le telefonate a Casa Sutter continuano. Finti informatori fanno credere di sapere dove si trovi Milena Sutter, sparita il 6 maggio 1971, all’uscita della Scuola Svizzera.

Sono soltanto sciacalli o persone dotate di considerevole cattiveria, incapaci di comprendere e rispettare il dolore dei genitori della ragazzina scomparsa.

Flavia Romana Pupillo

 

Photo: thanks to Hello I’m Nik (Unsplash), 幻影 3D (Unsplash). Foto di copertina: thanks to XY (Unsplash). Le foto del caso sono tratte dai quotidiani genovesi del 1971.

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